NAPOLI, LUPI IN PIAZZA FINO AL 31 MAGGIO 2020

 
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Invece che terminare a fine marzo, visto il grande successo ottenuto, resteranno a Napoli altri due mesi, fino al 31 maggio, i cento grandi lupi che hanno invaso la piazza del Municipio lo scorso novembre, opera di Liu Ruowang, artista cinese nato nel 1977,sotto forma della monumentale installazione “Wolves Coming”.
 
 
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Merito del successo lo si deve anche al fatto che, a differenza delle gite ai musei o agli scavi archeologici, i bimbi (e gli adulti pure!) possono interagire con l’opera: possono salire in groppa ai lupi, divertirsi a infilare le mani in bocca, toccarne il pelo, che è realizzato con una tecnica tradizionale cinese diversa dalle altre, accarezzarli e strapazzarli quanto vogliono.
 
 
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La colossale opera d’arte comprende sculture tutte in fusione di ferro e bronzo, dai due ai tre metri e mezzo di lunghezza e dal peso di 280 kg ciascuna. L’opera si ispira, sia come composizione che come stile, all’esercito di terracotta, l’immortale assembramento militare scultoreo che avrebbe dovuto vigilare nei millenni sui resti dell’imperatore della Cina.
 
 
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I lupi di Ruowang sono stati esposti in Nuova Zelanda, Francia, Germania. In Italia sono stati presentati alla Biennale di Venezia del 2015, esposti nel Padiglione di San Marino, e pochi mesi dopo nella sede dell’Università di Torino.
In entrambi i casi si era trattato solo di poche statue e non dell’intera collezione, che invece stavolta occupa l’intera piazza Municipio.
 
 
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La mostra è composta da cento lupi che assediano la statua di un guerriero, allegoria con cui uno dei maggiori artisti cinesi contemporanei rappresenta la dura risposta della natura alle devastazioni compiute dall’uomo. La Natura è rappresentata proprio dal branco che “reagisce” contro l’uomo e le sue devastazioni: che visti i tempi recenti ed i cambiamenti climatici, è anche molto pertinente.
 
 
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L’artista ha detto:
 
«I lupi sono al centro della mia opera perché rappresentano un monito alla nostra società frenetica che deve fare i conti con la crisi. Quando parlo di crisi non mi riferisco strettamente a quella economica: come artista, colgo una certa crisi interiore. Da questo torpore, dobbiamo svegliarci tutti. […]
Ho in programma mostre a Firenze, Roma e Milano, ma voglio anche portare artisti italiani in Cina, perché possano lavorare e lasciare le loro opere nel parco delle sculture che desidero aprire a Shaxi, la provincia dove sono nato e ho trovato ispirazione. Così come spero di lasciare un segno a Napoli: mi piacerebbe che alcuni lupi restassero in città dopo la fine della mostra, il 31 marzo, perché ritengo che la realtà sia simile a Pechino, quanto a energia.[…]
L’arte è anche contatto. L’interazione rappresenta un feedback positivo, l’auspicio è che ci sia anche prenderli a pallonate, visto che in città c’è l’abitudine di giocare per strada».
 
«Quando ero piccolo ho visto un lupo, per me è come un cane, non rappresenta pericolo».
 
 
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L’assessore alla Cultura e al Turismo dichiara:
“Sono felice di poter annunciare che un’installazione così prestigiosa possa rimanere altro tempo nella nostra città, in una delle sue piazze più grandi e rappresentative. Mediaticamente questa mostra en plain air si è rivelata un vero successo. Ha fatto prima discutere ma ha poi conquistato tutti, cittadini e turisti. Le foto, i selfie, le panoramiche con i lupi sono rimbalzati da un social all’altro generando curiosità e interesse, verso Napoli, verso l’opera, l’artista, le tematiche che racconta. Socialmente questo esperimento è riuscito ancor di più: le famiglie con i bambini, gli studenti, le coppie di innamorati, i singoli cittadini, le comitive di turisti sono andate dai lupi, per cavalcarli, per leggere qualche ora in relax sdraiandosi sopra, per baciarsi o semplicemente per ammirarli”
 
 
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Liu Ruowang ha realizzato e donato un suo lupo a Cervinara, in Irpinia. Quest’opera è di dimensioni ancora maggiori, ben cinque metri.
Ha così spiegato:
«Quando ho visitato il paese di Cervinara, sono rimasto colpito da un dipinto in una chiesa che ritrae un gesuita con un costume cinese: è il simbolo di uno scambio profondo tra le due culture. Ho voluto rinforzare questo legame».
 
 
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«Analizzando il loro comportamento infatti, si nota velocemente come questi cerchino di stringere il cerchio del loro attacco attorno a un guerriero, simbolo di una civiltà umana ormai sul punto di deragliare. Senza particolari sofisticazioni contemporanee, l’artista cinese riprende le fila di una classica metafora sulla dicotomia uomo-natura e la reinterpreta attraverso il suo linguaggio. Oltre al mimetismo solo abbozzato, la tendenza a coinvolgere un gran numero di elementi nelle sue installazioni è cifra distintiva di Liu: così accade infatti in altre sue importanti opere come Original Sin (dove la schiera era di primati giganti), Black Wolves (esposta nel Padiglione San Marino alla Biennale di Venezia del 2015), Melody (un gruppo di combattenti assorti in meditazione) o Heavenly Soldiers (dove un gruppo di vendicatori celesti distruggono moderne armi di distruzione di massa). La massiccia presenza di sculture rende teatrale e drammatica l’opera in scena, che si insinua senza invadere e dominare la piazza che funge da teatro. Tutti diversi tra loro e tutti in procinto di muoversi, i 100 lupi giacciono nella loro immobilità statuaria come in un passo incompiuto, sul punto di essere ma che non sarà mai. Un istante in bilico che racchiude l’impossibilità di stabilire, tra le altre cose, cosa sia giusto e cosa sia sbagliato.
 
Nell’accerchiamento senza attacco che la natura attua nei confronti del guerriero ritroviamo così il relativismo che accerchia invece la nostra esistenza: siamo noi a doverci proteggere dalla natura o viceversa? A guardare le fauci spalancate degli esemplari più inferociti del branco, i lupi non hanno dubbi. Dobbiamo quindi temerli? Sembra di no, osservando quel bambino che li avvicina e si diverte con loro, stringe con l’elemento naturale un legame di stretta convivenza. Forse, allora, un punto d’incontro tra uomo e natura c’è stato e ancora potrebbe esserci. Ma a un istinto spontaneo a seguire il medesimo flusso vitale l’uomo ha opposto una violenta sottomissione della sfera naturale che, schiacciata dall’estremismo industriale e tecnologico del genere umano, si sta ribellando per non soccombere.
 
Liu critica così un mondo votato all’autodistruzione, ma allo stesso tempo si ricorda della sua infanzia trascorsa sui monti cinesi, nel villaggio di Jia. Qui la vita a stretto contatto con la natura si colorava di fantastico attraverso i racconti del nonno, che popolavano la sua immaginazione di spiriti, demoni, animali impensabili e personaggi mitologici. Tutto questo è confluito nella sua produzione scultorea e pittorica, accomunata dall’attenzione alla dimensione naturale e animale. Nelle sue opere le figure si uniscono con l’ambiente, si confondono in un unico scorrere che ne esalta l’armonia. Anche l’uomo dovrebbe comportarsi in questo modo: assecondare e non dominare, allinearsi e non imporre. In piazza Municipio a Napoli, circondati da 100 lupi minacciosi ma innocui, sembra di ritrovare per un attimo quella linea sottile dove resisteva un equilibrio tra le forze».
 
di Davide Landoni
 
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Vicla Sgaravatti
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