FLUSH di Virginia Woolf, 1933

Virginia Woolf scrisse “Flush” nel 1933 quando già era una scrittrice affermata, per svago, e passatempo.
Da tempo aveva scritto altri romanzi biografici ma mai un romanzo in cui il protagonista non fosse una persona, bensì un cane: il cocker spaniel della poetessa Elizabeth Barrett (1806-1861).

Anche se lo considerava solo un diversivo, Virginia Woolf scrisse “Flush” con la stessa precisione e senso del dovere utilizzato negli altri romanzi.
Per poter descrivere bene il cane, si fece spedire dalla sua cara amica Vita Sackville-West la fotografia del suo cocker Henry, di cui poi ricevette in dono una figlia che le servì come ispirazione.

Fece inoltre letture specifiche per approfondire gli usi e i costumi della razza canina in questione ed eseguì ricerche non solo sulla poetessa Elizabeth Barrett, ma anche sulla prima padrona di Flush, Mary Russell Mitford.
Virginia aveva una conoscenza indiretta di Flush, avendo trovato sue notizie solo nelle lettere che Elizabeth Barrett scriveva. Ha dovuto inventare molto e ispirarsi ala cucciola Pinka regalatole da Vita.

L’inizio del romanzo vede Flush crescere felicemente in uno scenario rurale, per poi essere bruscamente catapultato non solo in una vita cittadina ma soprattutto in un appartamento dove vivrà quasi da recluso come Elizabeth, che ha una salute molto cagionevole.

Flush è un cucciolo «dal pelo dorato, tutto brio, tutto vivacità, e assai ben allevato», di purissima razza e dal lignaggio aristocratico sin dalla più remota antichità.

Questo libro si legge molto bene, con una scrittura scorrevole e spunti di conoscenza e riflessione molto interessanti.
Non è soltanto la glorificazione dell’amore tra un cane e il suo padrone.
Qui Virginia Woolf ci offre, con uno sguardo divertito e a prima vista leggero, un’analisi precisa della società inglese della metà dell’ ottocento, con i suoi contrasti, le laceranti diversità sociali, le limitazioni alla libertà delle donne e le manie tipiche dell’epoca vittoriana per cui l’unica soluzione sembra essere la fuga.

“Flush” ci mostra un nuovo modo per analizzare la vastità delle relazioni umane attraverso una prospettiva insolita quale lo sguardo affettuoso di un cane, regalandoci una lettura stimolante.

Avevo da tempo questo libro e non mi decidevo a leggerlo, intimidita dalla grandezza della scrittrice, ma quando mi sono decisa ne sono stata catturata e l’ho letto molto velocemente, apprezzandone l’umorismo, le ricerche svolte e l’immedesimazione dell’autrice.

Ve lo consiglio.

Vicla Sgaravatti
Medico Veterinario
via Rembrandt 38- Milano

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