SAN DOMENICO E I CANI

San Domenico di Guzmán (1170-1221), sacerdote spagnolo e fondatore dell’Ordine dei Frati Predicatori (Domenicani), viene celebrato l’8 agosto.
Come legato papale cercò sempre di convertire gli eretici con semplici riconciliazioni. La sua attività di apostolato era imperniata su dibattiti pubblici, colloqui personali, trattative, predicazione, opera di persuasione, preghiera e penitenza.
Nel 1216 Papa Onorio III conferì l’approvazione ufficiale e definitiva all’ordine fondato da Domenico.
Ottenuto il riconoscimento ufficiale, l’ordine crebbe e già l’anno dopo, nel 1217, fu in condizione di inviare frati in molte parti d’Europa, in particolare nella penisola iberica e nei principali centri universitari del tempo; a Parigi e a Bologna, dove si recò egli stesso.

Il termine “cani di Dio” deriva da un famoso gioco di parole in latino (Domini canes) nato storicamente per definire i frati dell’Ordine dei Predicatori (i Domenicani), descritti come i fedeli “cani da guardia” del Signore a difesa della Chiesa e della dottrina.
L’origine dell’appellativo si articola su due aspetti principali:
– Il gioco di parole: Il nome latino dell’ordine, Dominicanes, viene diviso nelle parole Domini canes, che tradotto significa letteralmente “cani del Signore”.
– La visione della madre: Prima della nascita di San Domenico di Guzmán, la madre sognò un cane con una torcia accesa in bocca, intento a incendiare il mondo. Questo venne interpretato come il futuro ardore del figlio nel diffondere la parola di Dio attraverso la predicazione.

Nell’iconografia storica (come nei celebri affreschi di Andrea di Bonaiuto nel Complesso di Santa Maria Novella a Firenze), i Domenicani sono infatti spesso raffigurati insieme a un cane bianco e nero con una torcia accesa, simbolo della loro missione evangelizzatrice.

I cani da pastore rappresentano i sacerdoti.
“Quando un gregge è piccolo e le pecore sono docili e vi sono pochi lupi o non ve ne sono affatto, il pastore può far a meno del cane.
Quando il gregge è grande e le pecore sono vagabonde, non una sola ma a branchi, e i lupi sono numerosi, bisogna che il pastore abbia un cane e magari più di uno.
I cani somigliano sempre ai lupi, e spesso i migliori cani da pastore sono proprio i cani lupi. E quel che hanno conservato del lupo che permette loro di fare per il pastore ciò che lui stesso non farebbe: fiutano, corrono, si arrampicano alla maniera degli animali che sono.
Ma è quel che il pastore ha comunicato loro di se stesso che fa di essi dei cani da pastore: amare le pecore come un pastore o come un lupo, non è affatto la stessa cosa.
È condividendo un po’ la vita del pastore che il cane rimane un cane e non diventa un lupo. Non vive più nei boschi, ma accanto alla casa del pastore. Si nutre del cibo dell’uomo. Ode la voce dell’uomo.
È l’uomo che lo chiama senza tregua a sé, è l’uomo che lo manda incessantemente alle frontiere del gregge.
I suoi due estremi sono la testa del gregge e i piedi del pastore.
Le pecore non possono né ritrovarsi le une le altre, né difendersi.
Ma non diventeranno mai lupi.
I cani possono ritrovare le pecore e difenderle, ma c’è sempre un lupo nascosto dentro di loro; possono tornare ad esserlo.
Ai piedi di San Domenico, in San Pietro a Roma, c’è un cane simbolo della sua missione.

L’ovile della Chiesa, in certi periodi, ha bisogno di cani da pastore. In queste ore, il Signore li ha sempre fatti sorgere. Se sono fedeli, li si riconoscerà sempre da due cose: le spine e i morsi sulle zampe, il segno del collare intorno al collo. Come tutti i cani pastori, porteranno la contraddizione di essere al tempo stesso gli amici dell’uomo e gli antichi abitatori della giungla. Come tutti i cani pastori, un giorno o l’altro riceveranno la «correzione» del pastore… perché non possono capire tutto ciò che egli dice. Come tutti i cani da pastore, saranno disprezzati, ai margini del bosco un giorno, una sera, a causa del collare dell’uomo.
Testo tratto da «Madeleine Delbrêl, Strade di città, sentieri di Dio» di Christine de Boismarmin (Città Nuova, 1978)

Vicla Sgaravatti
Medico Veterinario
via Rembrandt 38- Milano
02 4009 1350
Solo per appuntamento
martedì e giovedì 15-19
sabato 9,30-12,30
Altri orari da concordare.
0 commenti