GATTI CON DISTURBI COMPULSIVI

Spesso i gatti manifestano comportamenti stereotipati, tra cui la suzione della lana, l’ingestione dei tessuti, la toeletta esasperata e l’eccessiva rimozione del pelo, sono i più diffusi, ma anche vocalizzazioni ed aggressività.



Questi comportamenti possono anche avere componenti “compulsive”.
Pare che nelle razze feline Orientali come Siamese, Burmese e Birmano la suzione della lana e l’ingestione dei tessuti siano osservati più frequentemente.
Si ritiene che la suzione della lana possa essere connessa allo svezzamento precoce, considerando che i gattini allevati in casa vengono svezzati più precocemente in confronto a quelli in libertà.
C’è chi ha suggerito che questi comportamenti siano disturbi ossessivo compulsivi.

Anche l’eccessiva toeletta può rientrare in questa categoria.
Se un comportamento si manifesta in modo eccessivo, in modo ripetitivo e al di fuori del contesto, si dovrebbe prendere in considerazione un disturbo compulsivo o stereotipia.
Questi comportamenti sono spesso il risultato di un conflitto tra due differenti spinte che l’animale può avere in determinate circostanze.

Il comportamento può poi generalizzare ad altri ambiti che determinano un’alta reattività.
Col trascorrere del tempo, la soglia di reattività per la manifestazione del comportamento può abbassarsi.
Pare che il turnover della dopamina sia aumentato, ma gli effetti specifici sulla serotonina non sono ancora stati determinati, anche se sono ipotizzati in base alla risposta al trattamento con inibitori del riassorbimento della serotonina.
Anche la componente genetica può essere un fattore presente in questi comportamenti.
Molto importante nei disturbi compulsivi è la raccolta dell’anamnesi.
Occorre descrivere cosa accade nel corso dell’intera giornata: le interazioni con il proprietario, l’alimentazione, i comportamenti eliminatori e le fasi di gioco vanno riportate e analizzate in dettaglio.
Va inclusa una descrizione accurata del comportamento, così come quanto tempo, nelle ventiquattro ore, l’animale trascorre manifestando il comportamento indesiderato.
1-Il proprietario reputa che il comportamento sia legato a un evento scatenante?
2-Dopo che è incominciato può interromperlo?
3-Vanno approfonditi l’esordio, la durata, lo sviluppo e le peculiarità attuali del comportamento.
4-Vanno pure indagati i precedenti trattamenti applicati, inclusi tutti gli interventi clinici e farmacologici.
5-E infine va verificata la risposta del proprietario, come la sgridata e il castigo.
Va presa in considerazione la linea di sangue, specialmente se soggetti della stessa cucciolata o comunque imparentati manifestano situazioni analoghe.
I soggetti che manifestano tali comportamenti devono essere tutti sottoposti ad un esame fisico completo, comprendente anche un esame neurologico.
Un controllo metabolico, emocromo con formula, funzionalità tiroidea e i titoli delle malattie infettive (come Toxoplasmosi, FeLV, FIP, FIV) potrebbe risultare opportuno.
Raschiati cutanei, test per le allergie e biopsie nei disturbi legati alla toeletta, possono essere importanti per la diagnosi.
Occorre un controllo dietetico per escludere le allergie alimentari nei gatti che presentano eccessi nella pulizia del corpo o che si asportano il pelo.
Occorre fare diagnosi differenziale quando si trattano comportamenti che presentano probabilmente componenti compulsive, tra: noia, richiesta d’attenzione, ansia generale, ansia da separazione, malattie infettive, disturbi neurologici come epilessia psicomotoria, autostimolazione per il rilascio di oppioidi endogeni, e per la toeletta eccessiva, allergia.
La noia non sempre può essere accertata.
Ci si riferisce spesso ad animali a cui occorre maggior stimolazione a livello fisico o che risultano molto attivi. Aumentando l’attività, la stimolazione e i giochi, la situazione dovrebbe ridursi o cessare, se ciò non avviene probabilmente la noia non è la causa del problema.
Negli animali da compagnia hanno luogo spesso comportamenti di richiesta d’attenzione.
Se gli animali non riescono a ottenere l’attenzione che vorrebbero attraverso un atteggiamento calmo e tranquillo, possono imparare a raggiungere lo scopo scegliendo altri comportamenti.
Essi seguono di continuo il proprietario, insistendo per avere attenzione e quando il proprietario sarà impegnato in altro, intraprenderanno il comportamento di richiesta d’attenzione.
Se il proprietario cerca di distrarre l’animale, questo fatto potrebbe già essere in realtà gratificante per l’animale, che continuerà con la prosecuzione del comportamento stesso.
L’attenzione può essere anche in chiave avversativa, ma alcuni animali la preferiranno all’essere ignorati.
Per capire se il comportamento è una richiesta d’attenzione, ci si deve domandare se avviene pure quando il proprietario si allontana o si addormenta.
Sovente nella richiesta d’attenzione, il comportamento finisce quando il proprietario se ne va o dorme.
Interessante è l’utilizzo di una telecamera per determinare cosa succede quando il proprietario è assente.
Quando il comportamento è richiesta d’attenzione, ignorare costantemente il comportamento e non rinforzarlo dovrebbe essere sufficiente a far ridurre e/o cessare il comportamento stesso.
Occorre avvertire il proprietario che, se si utilizza l’estinzione come mezzo per facilitare il cambiamento comportamentale, in genere il comportamento può aumentare temporaneamente prima di ridursi (extinction burst).
In vari disturbi compulsivi, il problema può dipendere da molti fattori e ridurre l’attenzione per il comportamento può portare al miglioramento, ma non all’eliminazione, dei comportamenti compulsivi.
L’ansia può essere una causa della toeletta eccessiva e della suzione e masticazione dei tessuti.
Alopecia psicogena è il termine spesso usato per indicare i gatti che si toelettano eccessivamente.
La Sindrome di Iperestesia Felina può dipendere da disturbi compulsivi.
Qualche volta, il comportamento è in risposta ad uno stimolo specifico che può essere identificato nell’anamnesi.
Le cause ricorrenti di ansia negli animali sono la separazione dal proprietario, la variazione dei programmi, nuove situazioni sociali.
L’ansia può anche dipendere dalla presenza di altri animali in casa o anche fuori.
Il controcondizionamento e la desensibilizzazione allo stimolo scatenante vengono utilizzati come terapia dei disturbi legati all’ansia.
Il controcondizionamento consiste nell’assegnare all’animale un nuovo “compito” da eseguire, non compatibile con il comportamento indesiderato: può trattarsi di un comportamento legato al gioco, o anche di un esercizio d’abilità per una ricompensa in cibo.
Quando l’animale impara ad eseguire l’incarico assegnato, si introduce l’impulso stimolante a un livello molto basso.
Questa è la desensibilizzazione e la finalità è è quella di consentire all’animale di sperimentare in modo graduale lo stimolo senza che questo sia accompagnato dall’ansia.
Si possono aggiungere oggetti vari nella ciotola del cibo, che creino maggiori difficoltà nel trovare e ingerire il cibo, prolungando i tempi del comportamento ingestivo, per animali che si puliscono eccessivamente.
Si possono mettere grosse pietre nella ciotola per aumentare la fatica di assumere gli alimenti.
Può essere utile pure aggiungere fibra alla dieta.
Pensare di utilizzare contenimento fisico per eliminare il leccamento non sempre è consigliabile.
Se i gatti masticano e/o ingeriscono materiale, confinarli per impedire l’ingestione di sostanze varie e quindi la presenza di corpi estranei a livello intestinale può essere utile.
Potrebbe essere una stanza dove i materiali che mastica abitualmente non siano presenti, o una grande gabbia per gatti con varie mensole e sufficiente spazio per dormire, mangiare ed eliminare le deiezioni.
Solo sotto la stretta sorveglianza del proprietario il gatto può uscire.
Una campanella sul collare, o una pettorina con guinzaglio agevoleranno i proprietari nel controllo del gatto.
Il trattamento dovrebbe anche cercare di capire se c’è qualche elemento di rinforzo, eliminando l’attenzione per il comportamento non appropriato.
Cambiare le dinamiche famigliari può risultare utile: modificare chi dà da mangiare all’animale, chi lo spazzola, e chi interviene nelle fasi di gioco.
Comportamenti alternativi possono essere stimolati tenendo i giochi in una cesta, sostituendo ogni giorno quelli a disposizione.
Aggiungere oggetti da masticare adatti, come ossa di pelle, sempre sotto il controllo dei proprietari, può ridurre il desiderio di masticare oggetti inopportuni.
Far diventare sgradevoli i materiali oggetto della masticazione potrebbe essere un’altra soluzione.
Inoltre i proprietari dovrebbero regolare gli orari, programmando delle fasi di gioco, di alimentazione e di interazione con il gatto.
La terapia comportamentale dei disturbi compulsivi prevede spesso un intervento farmacologico a sostegno.
Purtroppo i farmaci utilizzati non sono approvati per l’uso nei gatti e perciò stabiliscono un uso farmacologico diverso da quello per cui sono stati registrati: “uso off-label”.
La maggior parte di questi farmaci attualmente non dispongono ancora di dati conclusivi, e le informazioni sono riportate in modo episodico..
Occorre che i Medici Veterinari conoscano in modo approfondito le indicazioni e le controindicazioni dei vari farmaci psicotropi.
L’agente terapeutico appropriato, nell’approccio farmacologico coerente, va scelto in base a una precisa diagnosi, e a un piano terapeutico stabilito.
La maggioranza dei farmaci viene metabolizzata a livello epatico o renale, occorre quindi eseguire un controllo ematologico comprendente emocromo con formula e profilo biochimico e la valutazione della funzionalità tiroidea prima di somministrare farmaci psicotropi.
Poiché alcuni farmaci danno tachicardia, dovrebbero essere usati con prudenza negli soggetti anziani e sarebbe meglio richiedere un ECG.
Il proprietario deve essere avvisato dei potenziali effetti collaterali e gli viene fatto firmare un consenso informato come autorizzazione.
La terapia farmacologica, nei disturbi compulsivi, può durare tutta la vita dell’animale.
Il farmaco dovrebbe essere somministrato quando i proprietari hanno la possibilità di monitorare gli effetti collaterali e/o il cambiamento comportamentale.
I farmaci di comune impiego includono le benzodiazepine, gli antidepressivi triciclici, i progestinici ed il fenobarbitale.
-Le benzodiazepine (Valium ®) sono state collegate di recente a reazioni di epatotossicità nel gatto, e dovrebbero essere usate con prudenza immensa.
Il diazepam veniva utilizzato 1-2 mg/gatto ogni 12-24 ore.
-Un inibitore della ricaptazione di serotonina, l’amitriptilina HCl (Elavil®), è stata utilizzata nei gatti nella cura dei disturbi compulsivi.
L’amitriptilina ha pure un’azione anticolinergica ed effetti antistaminici.
Tra gli effetti collaterali comuni si hanno atassia, costipazione, depressione, disorientamento, inappetenza, ritenzione urinaria e tachicardia.
Per gli effetti antistaminici si osserva spesso sedazione.
I risultati si possono rilevare a volte già in 7/10 gg, o può volerci anche un mese.
Il dosaggio dell’amitriptilina è di 2,5-10 mg/per gatto, solitamente somministrato alla sera.
-I progestinici (Ovaban ®) venivano utilizzati in passato ma con effetti collaterali numerosi e con un’azione non specifica. Non sono quindi più utilizzati come terapia di prima scelta, essendoci farmaci più validi e più specifici.
-Se il gatto presenta convulsioni psicomotoriel si è utilizzato il fenobarbitale con successo limitato.
-C’è un farmaco ansiolitico, il buspirone (Buspar®), che aumenta sia la serotonina che la dopamina.
Gli effetti collaterali sembrano scarsi, ma si sono osservati nei gatti aggressività, iperattività e sintomi gastroeneterici.
I dosaggi di buspirone sono 2,5-5 mg/per gatto per bocca ogni 8-12 ore.
-La clomipramina HCl (Anafranil®) è un antidepressivo triciclico più selettivo per la serotonina con minori effetti anti-colinergici ma che può interferire con la frequenza cardiaca: ci sono poche informazioni sull’uso, ma si consiglia un ECG prima della somministrazione, soprattutto in soggetti anziani o non in perfette condizioni di salute.
La dose consigliata è di 0,5 mg/kg per bocca ogni 24 ore.
-Nei cani per i disturbi compulsivi e, in scala ridotta, nei gatti è stata utilizzata a fluoxetina (Prozac® ).
La fluoxetina è un inibitore selettivo del riassorbimento della serotonina senza effetti collaterali noradrenergici.
La dose è di 0,5-1,0 mg/kg per bocca ogni 24 ore.
Gli SSRI, o Inibitori Selettivi del Ricaptazione della Serotonina, farmaci antidepressivi che agiscono aumentando il livello di serotonina nel cervello, possono necessitare fino a un mese per poter notare gli effetti comportamentali.
La fluoxetina ha un metabolita attivo con un’emivita lunga nei cani, e forse anche nei gatti, con potenziali reazioni proseguendo la terapia.
Occorre un monitoraggio continuo degli individui per evidenziare gli effetti collaterali.
Quando c’è un’emivita lunga, il farmaco resterà in circolo per tempi maggiori.
Si deve aspettare fino a un mese, quando si somministrano farmaci, per capire se sono utili.
Bisogna convincere i proprietari a tenere un registrazione della frequenza del comportamento considerato e, nel caso, della misura delle lesioni da leccamento.
Queste notizie possono aiutare a stabilire il grado di successo terapeutico.
Il proprietario va avvertito del fatto che i risultati del trattamento avvengono con lentezza, con la diminuzione graduale del comportamento considerato.
I farmaci dvanno somministrati finché il comportamento non è sotto controllo, e in seguito diminuire in modo graduale il dosaggio per osservare se i comportamenti si verificano nuovamente o si incrementano.
Quando la somministrazione di farmaci continua per molto tempo, gli animali devono venire controllati di frequente attraverso l’esame fisico e indagini biochimiche, per individuare eventuali effetti collaterali.
Questi casi risultano spesso frustranti e necessitano trattamenti a lungo termine.
Il successo terapeutico sarà facilitato da una diagnosi accurata.
La terapia comportamentale combinata con l’uso razionale del farmaco appropriato è spesso in grado di tenere sotto controllo i comportamenti compulsivi.
Vicla Sgaravatti
Medico Veterinario
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