MALGRADO TUTTO UN CANE
di Gaber – Luporini

Oggi voglio condividere con voi un testo teatrale presentato da Giorgio Gaber.

Questo testo mostra i pensieri e sentimenti di una persona che si trova a dover accudire un cane non per sua volontà, molto interessante… con un po’ di turpiloquio che qui comunque ha il suo perché.

(Esterno giorno – spiaggia – L’attore, seduto su un muretto, parla a un cane)
“Chicco, Chicco!” (lancia un legnetto)
“Vieni qui! Vieni qui, Chicco! ”
Macché, non li riporta mai. Tutti i cani riportano i legnetti… e lui no. Guarda un po’ se io alla mia età devo trovarmi qui sulla spiaggia a tirare i legnetti… che non me li riporta.

Proprio io… che gli animali in genere… (come dire: li odio) Ma i cani, poi… Questo viene qui, scodinzola… e io gli tiro i legnetti. Che devo fare?
Lei dice che glieli riportava.
Figuriamoci… i padroni, si sa…

Mia zia Giustina poi è pazza per questa specie di cane. Quando ha dovuto separarsene ha pianto. Per lei è stata veramente una tragedia.
Anche per me. Me lo sono beccato io. D’altronde al San Vincenzo non ce lo volevano. Mica stupidi.

Guardalo lì: una specie di volpino incrociato con non so cosa, piccolo ma anche grassottello.
Io non ci ho niente contro i bastardi.
Però ne ho visti di più belli. Non ci vuol molto.
Guarda come si muove… con quelle zampette magre… che si sposta a passettini. Sembra una bombola.
E gli occhi? Non ho mai visto un cane con gli occhi così da pesce.
E il modo di scodinzolare, solo con la sua codina: TRRR!.. Che impressione! Un tremito.

Mah! … poveraccio. Avrà già dodici anni, ma è rimasto un bambino… un bambino scemo.

(tira un legnetto) “Vai! Vai Chicco… vai!.. Ma no, è di là… di là!”
Non ci azzecca mai. Lo tiro di qua e lui: via!!! dall’altra parte. E vuol giocare… E si rotola sulla sabbia. Fa finta di essere felice. In pratica poi si sporca e basta. Me lo fa apposta, perché poi quand’è a casa: BRRR!.. si scuote tutto. Furbissimo.

Poi dicono che i cani soffrono lontano dai padroni… che stanno male, piangono, non mangiano…
Questo viene qui da me… mangia tranquillo, scodinzola, mi lecca anche… Ecco… insomma, dopo tre giorni mi ama.
Maledizione.
A volte è anche buffo perché mi fa i dispetti… ci resta male.
Come un’innamorata.

Ma dimmi tu… sono anni che ho chiuso con tutti, e me ne vivo da solo… tranquillo… va be’… tranquillo, sì, tranquillo.
Già, le persone che vivono da sole ci hanno quasi tutte un cane. Che sarà? Ma sì… una forma d’affetto… per superare certi momenti.

Ma figuriamoci! Io non voglio proprio niente da nessuno… non ne ho bisogno, e poi non voglio neanche fare la fatica di dare qualcosa… che poi è sempre un gioco di ricatti.
E lui mi ama, capisci?
Guarda con che occhi mi guarda… accattone.

E sì, cara zia Giustina. Chicco s’è innamorato di me.
No, io non gliel’ho mica detto, per carità, poverina.
Anzi, le ho detto che stava male. E lei è contenta, certo… la sua mancanza… Proprio quello…
“E poi con me non ci sta bene…” le dico. Così magari si pensa anche a un’altra soluzione.

Io un’idea ce l’avrei.

Sì, ci ho pensato, Chicco.
Lo so che è crudele, ma tua zia… cioè, la mia… è una di quelle che amano gli animali e guai se un altro non li ama.
Certo, se ne frega di me… che ti devo fare i mangiarini, e le punture… e poi ti devo portare a pisciare “due” volte al giorno.

E quando sono seduto tranquillo, in poltrona… che arriva e mi si attacca alla gamba… sì, insomma me la stringe con le zampette…
E si struscia, si struscia… gli viene una faccia tremenda… con gli occhi estasiati…
Che schifo!… con la mia gamba. Lo sa benissimo che non mi piace. Macché, insiste. Egoista, anche… e poi, masturbarsi così… alla sua età… un vecchio laido.

Almeno l’avessi scelto, ‘sto Chicco.
No, mi è capitato, e non ci sono neanche affezionato.

E mi vergogno, sì, mi vergogno anche, va bene?… di andare in giro con ‘sto cagnetto brutto, scemo e… anche un po’ schifoso…

“Chicco, dove vai?”
Ha visto un cane, il deficiente.
Va anche a stuzzicare quelli più grossi.
Tipico dei brutti e piccoli.
“Dove vai, imbecille?.. Ma cosa abbai? Non lo vedi che bestia… Quello ti sbrana, è un mastino”. Oddio, è anche un maschio… Non s’incazzerà mica?…
“Chicco, guarda che se ti morde son fatti tuoi eh?!…
Non penserai mica che io… No! Tu non ce l’hai un padrone. Te l’ho detto mille volte.
(rivolto al padrone del mastino) Senta giovanotto, lo allontani lei…”

No, niente, meno male: il mastino è tranquillo.
Questo mi piace dei cani grossi: non lo vedono nemmeno.
Ma è lui che insiste, gli gira attorno, abbaia, lo aizza, lo sbeffeggia, il cretino.
Addio, il bestione lo guarda, fermissimo, ringhia, alza il pelo. Addio, si azzuffano.
È Chicco che gli si scaglia addosso, il coraggioso… come un leopardo.

Ferma, Chicco!” La belva digrigna i denti. Ora lo sbrana. Aiuto!
“Lo fermi giovanotto!… Fermalo, fermalo!”
Macché, se ne frega, lui. Anzi, è contento, lo stronzo. Se l’è comprato apposta così: un carro armato! Rumori infernali: ringhi, guaiti, lamenti… una nuvola di sabbia.

“Eccomi Chicco, arrivo!” Mi butto, mi butto. È la pazzia, ci sono dentro, afferro il mostro, tiro, scivolo, mi rialzo, spingo coi piedi…
“Chicco! Chicco!..” Niente. Sì riavvinghiano. Strattoni, spinte… rotoliamo a terra, tre giri, quattro… il sabbione… sul viso, sugli occhi. Afferro un orecchio, lo tiro. Niente. Altro rotolone. La bava, sì, la bava da tutte le parti. E i peli bagnati, spiaccicati. Stringo un collo, mollo colpi da tutte le parti. Nulla, come se non ci fossi. Addio, l’ha preso per la gola. Chicco urla, sbraita, sanguina.

È la fine, non lo molla più. Mi ci ributto addosso con tutto il corpo, riesco a farli ricadere, ma non si staccano. Mi trascinano via, mi trascinano e basta. Ecco, ora sono sotto, sguscio tra le zampe…
Tentativo disperato: afferro i coglioni, sì, del mastino, stringo come un pazzo… Un guaito, un guaito prolungato, finalmente! Ecco, lo molla, l’ha mollato e strilla, il gorillone.

Ah, bravo, interviene ora, il giovanotto… ora che ce l’ho fatta… ora che si metteva male per la sua bestiola!
Ahi! M’ha beccato. La mano, la mano… che male. M’ha strappato la carne!…
Che fai? Lo porti via, imbecille?…
Ma io te l’ammazzo, la bestiaccia. Non ho mica paura. Ammazzo anche te, cretino! Ha aspettato che gli strappassi i coglioni… Guarda che faccia… che faccia di merda! Vai via! Vai via!”

(a terra, dolorante) Guarda lì cosa m’ha fatto!… Che male! Sanguino tutto. A momenti mi staccava una mano. Che male, che male…

“Hai visto, Chicco?” Ma cosa vuoi che abbia visto… Però scodinzola, mi lecca la mano, lo scemo. Chissà cosa sta pensando.
“Ti sei divertito, eh?
” Guarda come se ne va via tutto fiero.

In fondo non è mica brutto.


Vicla Sgaravatti

Medico Veterinario

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