UN FREDDO “CANE”

 

 

Da dove deriva “fa un freddo cane”?

Verrebbe da pensare che animali come pinguini, foche, orsi polari siano più indicati a rappresentare temperature gelide.

C’è chi sostiene che questo detto sia così perché il freddo pungente si attacca alle ossa e la sua morsa risulta simile a quella del cane.

Gli esquimesi erano soliti dire “Ha fatto un freddo cane” quando, in seguito a temperature particolarmente rigide, dovevano far entrare nelle tende, o igloo, anche i cani per poter riscaldare meglio loro stessi a contatto di questi animali dalla temperatura corporea più elevata. Se il freddo era ancora più pungente dicevano “Ha fatto freddo per due cani”  per specificare quanti cani avevano fatto entrare per potersi scaldare, a causa del freddo,

Nelle epoche passate, i cani venivano tenuti fuori dalle abitazioni, al freddo e all’intemperie. Quando arrivava l’inverno erano loro, a volte pure malnutriti, quelli che più soffrivano il freddo intenso e lo dovevano sopportare senza possibilità di mettersi al riparo, perché legati alle catene.  (Per fortuna, la sensibilità nei confronti delle esigenze degli animali è mutata. Non si possono più tenere cani legati alla catena, e non si posso piiù lasciare esposti all’intemperie.)

C’è anche chi fa risalire questo detto all’antica Roma dove esisteva un gioco di dadi in cui il “colpo del cane” era quello sfortunato che faceva perdere tutto. Da qui il termine “Fa un freddo cane” per indicare un momento particolarmente sfortunato e difficile da superare.

Per quanto invece riguarda l’altro modo di dire “pelle d’oca”, l’origine di questa espressione è intuitiva.

Il corpo umano ha nei confronti del freddo e dello shock un riflesso.  Quando si ha freddo i muscoli erettori della pelle fanno alzare i peli e contemporaneamente le ghiandole del sudore e i vasi sanguigni si rimpiccioliscono il più possibile per non disperdere calore.
Un sistema di connessioni cerebrali che misura la temperatura cutanea è responsabile di tale reazione corporea: quando la ritiene troppo bassa, fa scattare la “pelle d’oca” come difesa.

Il rabbrividire viene identificato con la locuzione “avere la pelle d’oca” perché, se si tolgono all’oca le piume, la sua pelle è uguale a quella umana quando ha i brividi.

 

Vicla Sgaravatti
Medico Veterinario
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