SUI MEDICI VETERINARI

Alcuni pensieri a briglia sciolta

 
 
 
Come molti di voi già sanno, esercito la professione da più di quarant’anni e questo fa sì che abbia potuto assistere a molti cambiamenti delle abitudini, dei costumi e delle tendenze, nonché delle problematiche di salute, delle cure e delle mutate esigenze.
 
Già la mia iscrizione alla Facoltà di Medicina Veterinaria aveva destato perplessità, perché la si riteneva una professione maschile.
Eravamo una ventina di ragazze contro circa duecento giovanotti e i professori ci rendevano la vita difficile, richiedendo di più da noi, a volte addirittura esponendoci a molestie o pressioni. (Se succedesse ora verrebbero denunciati, allora si subiva e lasciava correre!)
Ma…sorpresa, quasi tutte ci siamo laureate, e in tempi veloci, mentre oltre la metà dei maschi aveva rinunciato strada facendo!
 
Una volta laureata ho dovuto scontrarmi con il pregiudizio dei clienti: “Dov’è il dottore? Ah è lei?! Ma non c’è un Medico Veterinario “vero”?…no, cioè, un uomo, sa mi sentirei più sicuro…”
Dopo anni, il pregiudizio si è ribaltato! “Ah, è lei il dottore? Sono proprio contento che sia una donna a curare il mio animaletto, una donna è più sensibile, più empatica, più dolce…”
Pregiudizi entrambi, noi Medici Veterinari siamo tutti ugualmente competenti, ugualmente preparati, ugualmente in grado di gestire i nostri pazienti. Conosco brave colleghe serie e pragmatiche, sintetiche ed efficienti, e conosco bravi colleghi sensibili, empatici, dolci.
La variabilità è individuale e non legata al sesso di appartenenza. Affidate il benessere del vostro amico peloso a qualcuno che stimiate, apprezziate, vi ispiri fiducia, vi abbia dato prove di attenzione e competenza…il resto o non ha importanza, oppure è un “bonus” di cui avete la fortuna di usufuire.
 
Mi viene da fare una strana considerazione.
Inizialmente, sembra che tutte le professioni fossero esercitate esclusivamente da uomini.
Nel momento che anche le donne hanno intrapreso la stessa carriera, si è assistito a un progressivo allontanamento degli uomini da questa scelta, facendole diventare carriere prevalentemente femminili, e facendo perdere un po’ di prestigio alle suddette professioni, dandole un po’ quasi per scontate.
Una volta c’era il Maestro, adesso difficile trovarne uno, sono tutte maestre.
Una volta c’era il Pediatra, ora la maggioranza è fatta di donne.
Lo stesso dicasi per il Medico Veterinario dei Piccoli Animali, la rappresentanza femminile è in continuo aumento.
 
Difficile, sempre per noi donne, farci riconoscere il titolo per cui tanto abbiamo faticato: quasi nessuno ci chiama dottore o dottoressa, mentre agli uomini viene attribuito sempre, a volte anche a chi non ce l’ha!
Gran parte dei clienti che vengono in ambulatorio mi si rivolgono chiamandomi “Signora”, qualcuno mi chiama per nome, (molto spesso sono i giovani o persone che così mi dimostrano la loro simpatia) e sono veramente pochi quelli che utilizzano “Dottore”…(nota curiosa: queli che lo usano quasi sempre sono i clienti latino-americani).
Non mi aspetto che in panetteria o in lavanderia, benchè conoscano la mia professione, lo adoperino, ma in Banca, dove arrivano i soldi che guadagno, sì, come in Assicurazione …ma resto sempre solo una “Signora”.
 
Una leggenda è che tutti i Medici Veterinari amino gli animali.
Non è vero, tutti i Medici Veterinari sono persone a cui interessa lavorare con gli animali, e che, tendenzialmente, hanno un animo medico.
Non ci aspettiamo che un Dentista ami i denti, e le persone; un Ortopedico le ossa, e le persone; un ingegnere i viadotti, e chi li percorrerà; un architetto le case, e chi le abiterà…
Anche in questo caso quelo che è indispensabile è la professionalità, e la capacità…se c’è anche l’amore è solo un optional di cui essere contenti.
 
Altra leggenda è considerare la nostra una Missione.
Non è così, il nostro è un lavoro, che ci deve permettere di vivere.
Che poi noi ci impegnamo al massimo per il benessere dei vostri quattrozampe, è un dato di fatto, ma questo non vuol dire che non dobbiamo essere retribuiti.
Invece sono molte le persone che non attribuiscono valore a quanto facciamo, ritenendo di stare spendendo troppo o aspettandosi la totale gratuità, e non capiscono che dietro a prestazioni apparentemente semplici e veloci esistono anni di studio, esperienza acquisita, preparazione e aggiornamenti continui.
A volte assistiamo ai due estremi: c’è chi spende molto denaro per l’acquisto di un animale di razza e poi si sorprende di fronte alle spese veterinarie, e ci sono persone che adottano un trovatello e si aspettano, per la loro buona azione, che anche il Medico Veterinario faccia la buona azione di non farsi pagare.
 
Sempre perché la nostra è una “Missione”, ci si aspetta che noi siamo sempre a disposizione, reperibili e contattabili in qualsiasi momento: il nostro tempo non ha valore.
Viviamo in tempi di ansia, di stress, di velocità e ogni bisogno deve essere subito soddisfatto, ogni domanda deve subito avere una risposta…non importa se è ora di pranzo, sera, fine settimana.
La stringatezza nelle comunicazioni è inesistente, al telefono, nonostante si avverta l’interlocutore che in quel momento si sta visitando, c’è chi si dilunga , e dilunga…
O chi bussa alla porta dello studio durante una visita con “Ho solo una domanda” e poi trattiene il professionista con più domande, e mai urgenti.
O chi ti trova alla scrivania in un attimo libero, e parla e chiede per oltre un quarto d’ora (anche mezz’ora!) perché tanto non stavi facendo nulla!
 
Non so se a voi è capitato di avere l’automobile in riserva, e di chiedere al benzinaio di farvi lo sconto, o addirittura di non pagare e che il benzinaio esaudisse la vostra richiesta. Oppure andare al ristorante e voler mangiare senza pagare: “Ero in giro, mi è venuta fame e ho pensato che mi potevate offrire il pasto!”.
Esempi ce ne sarebbero infiniti, ricordo solo che i vari tecnici o artigiani anche se non vi risolvono il problema, vi fanno pagare “l’uscita”.
 
Adesso l’ultima accusa rivolta alla nostra categoria è quella di far pagare la REV, ricetta elettronica veterinaria.
Precisando che non siamo stati noi a volerla, ma che è un adempimento Ministeriale a cui dobbiamo sottostare, ricordo che è una prestazione professionale in tutto e per tutto.
Una volta, la ricetta cartacea richiedeva meno tempo e meno tecnologia, ma anche allora era consentito farla pagare. Quando esisteva il tariffario con i minimi compensi a cui ci si doveva adeguare c’era proprio la voce “ricetta”.
Stava, e sta, al Medico Veterinario stabilire se farla pagare o no, in base alle sue considerazioni personali
I Medici Veterinari hanno dovuto seguire corsi per impararne l’utilizzo, quindi dedicare del tempo che avrebbero potuto impiegare diversamente, hanno dovuto dotare il proprio ambulatorio di una linea internet (costi), hanno dovuto procurarsi un computer (e imparare a usarlo per i colleghi più attempati) costi pure questi.
Quando poi arriva il momento dell’emissione della ricetta elettronica, la compilazione con l’immissione dei dati porta via circa dieci minuti, sempre che non ci siano problemi di connessione, o lentezza del sito o altre ed eventuali…
A me personalmente è recentemente capitato di metterci più di mezz’ora per una ricetta e di non essere riuscita a emetterne un’altra dopo oltre mezz’ora per motivi imprecisati! (questo vuol dire che ho dovuto poi riprovarci da casa, spendendoci comunque ancora molto tempo!)
Mi sento offesa quindi quando assisto a trasmissioni come Striscia la Notizia dove inizialmente addirittura si parlava di truffa da parte dei Medici Veterinari che la facevano pagare, termine poi tolto dall’intervista dopo le rimostranze delle Associazioni, È poi andata in onda, per il diritto di replica, un’intervista dove viene ben specificato che il pagamento è possibile e che resta a discrezione del collega.
Il nostro tempo ha valore, e quando ce lo prendete, non è detto che sia dovuto, né che vi debba essere regalato.
La domanda “Per caso le devo qualcosa?” al termine di una breve visita, di un colloquio, di una prescrizione, non è corretta, e dimostra mancanza di considerazione, quella corretta è “Quanto le devo?” e se la risposta è “Non mi deve niente”, questa è l’eccezione, e non la regola. E, comunque, qualcosa dovete al professionista: la riconoscenza per il regalo del suo tempo e del suo sapere, e il rispetto.
 
Ho scritto qui di fatti successi a me personalmente, e di fatti successi a colleghi che mi sono stati riferiti.
Mi considero fortunata perché nel tempo sono riuscita a crearmi una clientela molto affezionata, che mi stima e mi rispetta, ma non sempre è così, e non per tutti i Medici Veterinari.
 
Voglio ricordare che prima siamo persone, e poi professionisti; anche a noi piacerebbe vivere bene la nostra vita non solo di lavoro…e che la nostra categoria è tra quelle più considerate a rischio di stress…e di suicidio.
 
 
 
Vicla Sgaravatti
Medico Veterinario
via Rembrandt 38- Milano
02 4009 1350
martedì e giovedì 15-19
sabato 9,30-12,30
Altri orari per appuntamento.

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