RELAZIONE LEGAMBIENTE

 
 
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Lo scorso dicembre è stato presentato a Napoli l’ottavo rapporto di Legambiente.
 
Il responsabile nazionale fauna e benessere animale di Legambiente, Antonino Morabito, a proposito del Rapporto “Animali in Città 2019” ha dichiarato: “Anche se il trend letto in questi anni è positivo, i dati forniti da Comuni e Asl restituiscono un quadro fortemente disomogeneo”. Ha poi continuato:“”Nel complesso, i risultati sono inadeguati rispetto all’ingente spesa pubblica di 221 milioni di euro annui dichiarata per la gestione degli animali nelle nostre città”. E conclude: “Non basta quindi il lavoro messo in campo finora dagli enti più virtuosi e il pressing di associazioni e cittadini, è necessaria una strategia nazionale che metta in sinergia i diversi livelli dell’amministrazione pubblica, rendendo protagonisti i cittadini, per superare una situazione in troppi casi ancora oggi drammatica”.
 
Il censimento dei cani, fornisce dati disomogenei.
Il loro numero a dicembre 2019 varia tra gli 11.630.000 e i 27.300.000!
I dati dell’indagine Animali in Città, sono stati forniti dalle amministrazioni comunali (ha risposto circa il 15% di tutti i comuni) e dalle aziende sanitarie (il 39,5% del totale ha risposto)
Secondo le anagrafi regionali ne risultano 11.630.328, informazioni pervenute da 50 Comuni di diverse regioni invece offrono dati “migliori” rispetto all’anagrafe canina, in Italia dovrebbero esserci 27.312.000 cani.
Considerando le informazioni ricevute da 3 Aziende sanitarie locali di Emilia Romagna, Umbria e Abruzzo che hanno fornito i dati “migliori” rispetto all’anagrafe canina, i cani sarebbero 21.480.265, cjoé un cane ogni 2,81 cittadini!
 
 
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Per i gatti, la cui registrazione è facoltativa quasi ovunque, i dati dell’anagrafe risultanp poco attendibili: sono registrati solo 602.421 animali. Considerando però i numeri dei gatti presenti nelle colonie feline forniti da 250 Comuni, gli esemplari sarebbero almeno 1.020.646.
Stando ai numeri ricevuti da 50 Comuni di diverse regioni italiane sarebbero circa 2.395.000 i gatti presenti nel Paese e almeno 1.378.071 gatti (uno ogni 43,8 cittadini) secondo le informazioni ricevute da 3 Aziende sanitarie locali di Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna che hanno fornito i dati “migliori” rispetto all’anagrafe felina.
Legambiente sostiene però che il numero dei gatti in Italia sarebbe simile a quello dei cani.
 
 
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I Comuni dichiarano di aver speso, nel 2018, per la gestione degli animali in città 176.853.470 €, e le Aziende Sanitarie 44.062.468 €.
Il 13% dei Comuni ha fatto campagne di sterilizzazione dei cani l’anno scorso (per circa 25.000 cani secondo le stime), percentuale che sale al 60% per i Comuni capoluogo.
Il 12% dei Comuni ha fatto campagne di microchippatura dei cani (17% nei Comuni capoluogo), mentre solo il 4% dei Comuni ha fatto campagne di microchippatura dei gatti (10% nei Comuni capoluogo).
Campagne antiabbandono e informative sono state realizzate nel 18% dei Comuni e nel 43% dei capoluoghi.
 
Solo il 16% dei Comuni (ma la percentuale sale all’88% per i Comuni capoluogo) dichiara di avere un canile sanitario, struttura essenziale per il pronto intervento in caso di ritrovamento di un cane ferito. (nella foto quello di Milano)
 
 
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I gattili sanitari sono presenti solo nel 6% dei Comuni e nel 36% dei Comuni capoluogo, benché siano essenziali per salvare un gatto ferito.
 
 
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Solo l’11% dei Comuni è in contatto con un centro di recupero per animali selvatici a cui indirizzare chi dovesse trovare un gabbiano o un merlo feriti, e la percentuale scende al 7% se si trova una volpe o un riccio feriti, al 2% se si trova una tartaruga marina o un delfino in difficoltà, e a meno dell’1% se si trova un’iguana o un’altra specie animale alloctona ferita.
 
Legambiente evidenzia che il buon funzionamento dei canili sanitari dipende da diversi fattori: bassa o alta presenza, nel territorio di competenza, di cani vaganti (padronali o randagi), efficacia e tempestività nel loro recupero, elevata percentuale di cani restituiti ai proprietari, 100% dei randagi dati in adozione e, quindi, nessun cane in canile rifugio.
Diverso il discorso per i gattili per il bassissimo numero dei gatti anagrafati.
Il Comune di San Gillio (TO) si fa notare per aver recuperato più di 500 gatti, di cui sei sono stati restituiti ai proprietari, 300 dati in adozione e 200 rilasciati in oasi e colonie feline e solo 12 gatti erano presenti nel gattile a fine 2018.
 
Questo quadro così disomogeneo non trasforma in servizi le risorse pubbliche: i Comuni dichiarano di spendere il 58% del bilancio destinato al settore per la gestione dei canili rifugio, circa 102 milioni di euro della spesa stimata per il 2018.
 
 
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Si è pure evidenziato come nel 29% dei Comuni gli animali d’affezione possano salire sui mezzi di trasporto pubblico, percentuale che sale al 90% nei Comuni capoluogo.

Nessuna descrizione della foto disponibile.

 

L’accesso con i propri amici a quattro zampe negli uffici pubblici è consentito solo nel 14% dei Comuni (62% dei Comuni capoluogo), mentre è del 15% la percentuale dei locali pubblici che consentono l’accesso degli animali da compagnia (65% nei comuni capoluogo).

Esiste una differenza di gestione sostanziale tra grandi città e comuni di dimensioni minori. La principale divergenza riguarda la “vivibilità” percepita dai cittadini, che si traduce nelle metropoli e nelle grandi città in diffusione e prossimità di spazi dedicati (aree cani), in un’offerta di trasporto pubblico adeguata e nel rispetto dei regolamenti per il possesso responsabile e la convivenza civile. In questo gruppo, per esempio, il Comune di Milano offre un elevato numero di aree dedicate (374) e un’ampia offerta di trasporto pubblico, mentre sui controlli di regolamenti e ordinanze non brilla nessuna grande città.
Nei Comuni di minore dimensione e, soprattutto, in quelli delle aree interne o delle regioni meridionali, la maggiore difficoltà percepita è relativa alla gestione dei cani vaganti, con ricadute rilevanti sugli aspetti sociali (etici ed economici).

 
 
 
Vicla Sgaravatti
Medico Veterinario
via Rembrandt 38- Milano
02 4009 1350
martedì e giovedì 15-19
sabato 9,30-12,30
Altri orari per appuntamento.

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