OGGI 3 FEBBRAIO SAN BIAGIO

 
 
 
Particolare del Polittico di Scrofiano- Sano di Pietro 1406-1481 Pinacoteca Nazionale, Siena, Italia
 
 
San Biagio fu vescovo di Sebaste, in Armenia, e martire nel IV secolo. A Sebaste, in quella che oggi è l’Anatolia, pare che prima facesse il medico e in seguito fu nominato vescovo.
La sua è una figura misteriosa, in bilico tra la storia e la leggenda: la documentazione storica è labile, ma le testimonianze numerose; il leggendario invece è considerevole e bella la sua Passio, anche se tarda.
 
Viene venerato sia in Oriente che in Occidente
 
Biagio ebbe un culto molto vivo nel mondo della campagna e della pastorizia dove, sulla spinta di una leggenda, contese a Sant’Antonio il patrocinio degli animali.
Questo santo, mite e misterioso, è molto popolare come protettore degli animali ma è soprattutto conosciuto come protettore contro il mal di gola.
 
Nel giorno della sua celebrazione, il 3 febbraio appunto, è ancora in uso la benedizione della gola, inserita nel rituale romano.
Dopo la messa il sacerdote, davanti all’altare, pone due candele incrociate sotto il meno a contatto della gola a ciascuno dei fedeli impartendo la benedizione con le parole: «Per intercessione di San Biagio, Vescovo e Martire, Dio ti liberi dal male della gola e da ogni altro male. Nel nome del Padre, del figlio e dello Spirito Santo. Così sia».
 
Nella sua Passio si racconta che al suo passaggio molta gente accorresse e avvenissero molti miracoli.
Accorse pure una donna in lacrime, con tra le braccia il figlio morente. Chiese a Biagio che lo guarisse: mentre mangiava, una lisca di pesce gli si era confitta nella gola, nessuno era riuscito a toglierla e il ragazzo era in fin di vita.
Il vescovo pose le mani sopra il corpo esanime benedicendolo e il ragazzo tornò in vita: tossendo sputò la spina e guarì.
Biagio proclamò allora che tutti quelli che l’avessero invocato nelle tribolazioni della malattia avrebbe avuto il suo aiuto.
 
Un altro uso del 3 febbraio è la distribuzione in chiesa di piccoli pani benedetti.
La leggenda dice che fosse stato il Santo a insegnare un rimedio casalingo per neutralizzare le spine di pesce che restano nella gola: inghiottire una mollica di pane.
I pani benedetti vorrebbero ricordare proprio questo.
Una postilla alla leggenda racconta che il Santo, oltre alla benedizione, dette a mangiare al ragazzo anche una mollica di pane.
 
San Biagio non è invocato nelle Litanie dei Santi, però si trova nel numero dei Santi Ausiliatori: significa che è stato tra i santi più venerati e popolari per ben oltre un millennio e la sua storia si trova nella Leggenda aurea.
Il numero delle sue protezioni è notevole, mettendo in imbarazzo i riformatori del nuovo Calendario Liturgico,
Le sue numerose protezioni pare siano dovute alla presenza di elementi forti della sua figura, che contavano molto nel passato.
 
L’imperatore romano scatenò la persecuzione dei cristiani in Armenia. Fu consigliato al vescovo Biagio di nascondersi per cui il Santo si ritirò sulle pendici selvagge di un alto monte e visse in una spelonca come un eremita dormendo in un giaciglio di erba e foglie secche e si narra che venisse nutrito dagli uccelli.
 

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Polittico di Scrofiano- Sano di Pietro 1406-1481 Pinacoteca Nazionale, Siena, Italia, particolare.
 
 
Gli animali selvatici presero l’abitudine di andare a trovarlo, fermandosi con lui: Asini selvatici, caprioli, cervi, e anche belve feroci e serpenti che restavano tranquilli in pace e non si allontanavano fino a quando non ricevevano la benedizione del Santo o finiva di curare le bestie ferite o ammalate (in quanto medico).
 
 
Ambito umbro sec. XVII, San Biagio benedice gli animali
San Biagio benedice gli animali, affresco XVII secolo, ambito umbro.
 
I cacciatori tornavano dalla foresta a mani vuote, non avendo visto alcun animale, perché tutti erano radunati alla grotta di Biagio.
La protezione degli animali gli deriva appunto dalle visite che riceveva nel suo speco da questa moltitudine di animali diversi, cosa che fu poi causa della sua fine.
Infatti un cacciatore scoprì la ressa degli animali intorno alla grotta dell’eremita e andò a riferirlo all’imperatore che mandò una delle sue legioni a prendere il vescovo.
Dispersi gli animali, entrati nella caverna, i soldati arrestarono Biagio e lo condussero davanti all’imperatore, che lo condannò a morte.
 
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Gustavo Girosi “San Biagio sul monte Argeo viene scoperto dai soldati mentre parla con gli animali” 1904 soffitto della Chiesa di San Biagio a Lanzara di Castel San Giorgio, Salerno.
 
Si trovano immagini di un santo attorniato dagli animali, soprattutto selvatici, che molti credono Sant’Antonio, fino a scriverlo nelle didascalie di raffigurazioni artistiche come le ceramiche. In realtà si tratta di una immagine di San Biagio al quale si usa ugualmente raccomandare gli animali.
Lo si riconosce perché, essendo una figura imponente di barbuto e antico santone, ha in mano un pettine (legato alle torture subite prima di morire), o un bastone, che ricorda il pastorale, ma nessun attributo di Sant’Antonio Abate: il fuoco, il porcello, il tau.
 
Nella Leggenda aurea viene inoltre raccontato che una povera vedova aveva un unico maiale, e che un lupo feroce glielo prese portandoselo nel bosco. La donna allora accorse sulla via dove passava Biagio prigioniero e, gettandoglisi ai piedi, disse:
“Come farò, meschina, a sfamare i miei figli, ora che ho perso tutto quello che avevo?”
Il Santo allora le disse:
“Donna, non temere, tu riavrai il tuo porcello.”
Di lì a poco il lupo tornò mansueto e riportò alla donna il suo animale.
La donna che per sua grazia aveva riavuto il suo porcello, quando seppe che Biagio era imprigionato, uccise l’animale e gli portò in prigione il capo e le zampe, oltre una candela fatta di sego.
Il Santo accettando il dono le disse:
“Ogni anno offri in una chiesa edificata in mio nome un pane e una candela e te ne verrà bene e salute.”
Questo si trova scritto nella Leggenda aurea e potrebbe spiegare sia l’uso delle candele nella benedizione, sia quello dei pani.
 
San Biagio non volle rinnegare la propria fede cristiana e per questo fu torturato con pettini di ferro come quelli che si usano per cardare la lana, e poi morì decapitato.
 
San Biagio, tra le sue protezioni comprende:
Malati di gola, per il miracolo del bambino
Animali, per la sua vita eremitica con gli animali
Pastori e guardiani di greggi
Greggi dalle insidie dei lupi, per il miracolo della vedova
 
Un proverbio dice così:
 
“Il Barbato, il Frecciato, il Mitrato: il freddo è andato.”
Le ricorrenze di questi tre santi che sono rispettivamente: Sant’Antonio, il 17 gennaio, San Sebastiano il 20 gennaio e San Biagio il 3 febbraio sono considerate le ultime tappe del freddo invernale.
Antonio abate viene rappresentato con una lunga barba, Sebastiano coperto di frecce, strumento del suo martirio, e il vescovo Biagio con la mitria. Suppliziato con pettini di ferro è detto anche il Pettinato.
 
A Milano esiste un’antica tradizione da seguire il 3 febbraio. Consiste nel mangiare, prima di ogni altra cosa, tutta la famiglia riunita, un pezzo raffermo del panettone aperto il giorno di Natale, scrupolosamente conservato. Lo si considera un gesto propiziatorio edi buon auspicio per tenere lontane le varie malattie della gola e i raffreddori.
Oggi quest’usanza è diventata qualcosa di commerciale, per vendere a prezzi scontati gli ultimi panettoni del periodo natalizio.
 
Sempre a Milano, per rendere onore al santo, c’è una guglia con la sua statua nel primo ordine di camminamento nord del Duomo (quello su Corso Vittorio Emanuele).
 

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“Madonna col Bambino con i Santi Biagio, Giovanni Battista, Lorenzo e Anatolia” Polittico di Scrofiano- Sano di Pietro 1406-1481 Pinacoteca Nazionale, Siena, Italia
 
 
 
 
Vicla Sgaravatti
Medico Veterinario
via Rembrandt 38- Milano
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martedì e giovedì 15-19
sabato 9,30-12,30
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