MOSTRA LIGABUE A GENOVA FINO A DOMENICA 1 LUGLIO 2018

Al Palazzo Ducale di Genova si può visitare la grande mostra antologica dedicata ad Antonio Ligabue, uno degli artisti più originali e geniali del Novecento italiano.

Allestita dal 3 marzo al 1 luglio 2018, la mostra ripercorre la vicenda umana e creativa attraverso le tappe più salienti della vita e della ricerca artistica del pittore.

Esposte circa 80 opere tra dipinti, sculture, disegni e incisioni, in un percorso che si focalizza su due nodi cruciali della genialità creativa di Ligabue: gli animali, selvaggi e domestici, e gli autoritratti.

Tra i primi si trovano alcuni capolavori come “Leopardo che assale un cigno”, “Tigre reale” creato nel 1941 quando Ligabue era ricoverato nell’Ospedale psichiatrico San Lazzaro di Reggio Emilia, “Lepre nel paesaggio”, le due versioni di “Cani da caccia con paesaggio”, “Gatto con topo”, olio su tavola di faesite, 1956-57, da collezione privata, “Carrozzella con cavalli e paesaggio svizzero”, “Lotta di galli” in varie versioni, “Vedova nera con volatile”, “Testa di tigre” della metà degli anni cinquanta.

L’ampia sezione dedicata agli animali domestici li coglie in un’atmosfera agreste, inseriti in paesaggi con le terre piatte della Bassa reggiana, dove visse dal 1919 alla morte nel 1965, e i castelli, le chiese, le guglie e le case con le bandiere al vento sui tetti ripidi della natia Svizzera.

Quella invece degli animali della foresta e del bosco (tigri, leoni, leopardi, gorilla, volpi, aquile …) li vede sovente raffigurati nel momento in cui balzano sulla preda in tutta la loro ferocia. Tra i soggetti preferiti dal pittore, gli animali esotici, che l’artista non aveva mai potuto ammirare dal vivo se non nei circhi, ma immaginare sì, forse attraverso i racconti e le descrizioni di Emilio Salgari, studiandoli sui libri. Ne conosceva bene l’anatomia tanto da raffigurarli con una vivacità di colore e uno studio puntuale della loro fisicità ed espressione.

Gli animali sono raffigurati con un’esasperazione di stampo espressionista, sia nella forma sia nel colore, e con un’attenzione quasi spasmodica per la ripetizione di elementi decorativi: non a caso per Ligabue si parla di espressionismo tragico.

Molte di queste opere, concepite durante gli angosciosi soggiorni, al limite della follia, presso l’ospedale psichiatrico di San Lazzaro, comunicano un dolore profondo consumato alla ricerca della libertà se non fisica, almeno mentale.
Scegliendo animali, domestici o esotici che siano, come soggetti dei suoi quadri Ligabue esprime la sua difficoltà a interagire con i suoi simili. Solo con le bestie, delle quali studiava il comportamento e si divertiva ad imitare i versi, si trovava a suo agio ottenendo risposte senza fare domande.
Sono protagonisti esuberanti della sua allucinata e visionaria fantasia, trasportati in un mondo concreto rappresentato dai familiari paesaggi della campagna emiliana o da quelli rassicuranti della natia svizzera. Massima espressione del Ligabue sognatore.

La mostra è adatta a tutta la famiglia, con un percorso specifico per i bimbi, tra cui un’opera ad altezza bambino e tante attività didattiche e visite guidate per adulti e piccini.

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