L’ARTE DI CORRERE SOTTO LA PIOGGIA
(The Art of Racing in the Rain) di Garth Stein, 2008

In questa storia tutto è narrato dal punto di vista di un cane, che descrive con divertenti aneddoti sia la sua vita e quella del suo padrone, Denny, sia quella degli uomini in generale.

Enzo, il protagonista a quattro zampe, ci mette davanti alla verità e lui, senza la possibilità di parlare e raccontare ciò che vede con gli occhi da cane, ciò che annusa con il suo olfatto (è capace di scoprire anche tumori), si sente inutile perché non può mettere all’erta chi ama e soprattutto non può esprimere come vorrebbe ciò che ha nel cuore. Lui ci prova, tenta in tutti i modi a lui possibili, con i suoi gesti, perché vuol far sapere, prima di tutto, al suo padrone che per lui ci sarà sempre.

Un’opera diretta, senza fronzoli né concetti astrusi, accessibile senza essere banale o stereotipata, con la geniale trovata di far parlare proprio Enzo, narratore onnisciente, acuto osservatore, confidente paziente e calmo… Un racconto ben scritto, scorrevole in ogni suo aspetto, con parole chiare e frasi semplici. Una lezione di vita, dalla voce di un cane che spera, nella sua vita successiva, di potersi reincarnare in un essere umano, come ha appreso guardando un documentario del National Geographic alla TV ed è per questo che cerca di carpire, quanto più può, da chi gli vive intorno.
A tratti esilarante e a tratti commovente, ma sempre tenerissimo e originale, tocca le corde più profonde dell’animo e che non può lasciare indifferenti.

“Mi chiamo Enzo. Adoro guardare la TV, soprattutto i documentari del National Geographic, e sono ossessionato dai pollici opponibili. Amo il mio nome, lo stesso del grande Ferrari, anche se d’aspetto non gli assomiglio per niente. Però, come lui, adoro le macchine. So tutto: i modelli, le scuderie, i piloti, le stagioni… Me lo ha insegnato Denny.”

Enzo impara la vita guardando con Denny le gare automobilistiche in tv e ascoltando i suoi commenti, che gli fanno capire come certe ‘regole’ dell’esistenza si possa impararle direttamente su un circuito di Formula Uno.

Un bel libro, non soltanto perché tratta un tema caro a moltissimi – ovvero il rapporto viscerale che è possibile instaurare con i nostri amici a quattro zampe – ma anche per il coinvolgimento che riesce ad esercitare sul lettore e per il messaggio positivo che lancia.

Quello che l’autore esprime è l’importanza di proiettare positività nella nostra vita per riaverla indietro in forma di risultato, proprio come farebbe un pilota, fronteggiando il problema reale, in velocità, con l’unico pensiero di volercela fare.

Una storia toccante, drammatica a tratti, ma anche positiva, di ritorno alla vita, di conquista e di libertà.

 

 


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