IL 2 NOVEMBRE IN EPOCA VITTORIANA…

Nel corso del 19° secolo non era raro che i resti mortali di un animale domestico, come il gatto di casa, fosse sepolto nel giardino di famiglia.
In epoca vittoriana, tuttavia, l’usanza di celebrare funerali per questi animali da compagnia aumentò notevolmente.

I padroni in lutto facevano costruire bare riccamente decorate, sacerdoti eseguivano servizi funebri per i piccoli estinti, gli scalpellini cesellavano il nome del gatto su lapidi di marmo.
Molte persone celebravano questo tipo di cerimonie, che non rappresentavano una eccentricità stravagante dei ricchi, o l’ennesimo capriccio di una solitaria zitella.

C’era però anche chi si sentiva profondamente offeso dal fatto che un animale di qualsiasi tipo potesse ricevere una sepoltura cristiana.

Nel marzo del 1894, diversi giornali britannici riferirono la storia di una distinta signora di Kensington che aveva voluto un funerale per il suo gatto, Paul.

Un articolo su questo argomento dal Cheltenham Chronicle: «Eccetto che per l’aspetto religioso, la funzione è stata condotta come se fosse stata la sepoltura di una persona umana di una certa importanza. Un impresario di pompe funebri di tutto rispetto è stato chiamato, e ha ricevuto l’incarico di eseguire il funerale: il corpo doveva essere racchiuso in un guscio da inserire all’interno di una bella bara di quercia. C’erano i soliti ornamenti, tra cui un piatto su cui era incisa l’affermazione che ‘Paul’ era stato per diciassette anni il gatto amato e fedele di Miss…, che ora piange la sua perdita in termini adeguati. La bara, con una bella corona sopra di essa, fu esposta nel negozio del becchino, dove era oggetto di intenso interesse e non certo di divertimento.”

Alcuni gatti ebbero addirittura delle esequie religiose. Un’edizione del 1897 del Hull Daily Mail riporta la storia di un sacerdote che celebrò il funerale della sua gatta, descritta come obesa, di colore bianco e nero, che amava fare passeggiate con il suo padrone. Alla sua morte, il pastore e la sua famiglia “caddero in lutto”. “Per tre giorni la gatta, i cui resti sono stati collocati con amore in una bella bara di quercia con decorazioni in ottone e l’interno rivestito di seta e lana, fu esposta nel salotto. Al termine di questo periodo, il reverendo chiamò un taxi che lo accompagnò alla stazione, dove prese un treno per il nord, portando con sé la bara di quercia e i resti preziosi. Dove il funerale si sia svolto sembra essere un po’ un mistero – almeno ci sono resoconti contrastanti – ma di una cosa la gente sembra essere certa. Il cerimoniale è stato rispettato fino alla fine, e il servizio di sepoltura, o parte di esso, è stato celebrato sulla tomba della gatta”.

Alcune volte questi funerali “esagerati”, provocavano l’ira di chi non approvava che i piccoli animali fossero trattati alla stregua di esseri umani. Nel settembre del 1885 un articolo del Edinburgh Evening News racconta la storia di una “donna vecchia vecchia”, che voleva dare al suo gatto morto, Tom, una “degna sepoltura”. Fece costruire una bara adatta e diede l’incarico a un becchino, di nome Jamie, di scavare una fossa per Tom nel cimitero locale. Come afferma l’articolo: “… Il funerale, che si è svolto nel pomeriggio di ieri, ha avuto molti partecipanti: la signorina, che trasportava la bara, e sulla strada per il cimitero una folla di giovani che la seguivano, i quali divennero eccessivamente rumorosi. Temendo che la vicenda sarebbe finita in una zuffa, ‘Jamie’ ha chiuso il cancello di ferro con l’intento di prevenirla, consentendo a pochi eletti di entrare. La folla, però, si è eccitata ancora di più, alcuni hanno scavalcato il muro, e tutti gridavano a gran voce, sbraitando che era una vergogna e un disonore seppellire un gatto come un cristiano”. Se questo tumulto fu veramente dovuto alla indignazione per il fatto che un gatto fosse sepolto “come un cristiano”, o semplicemente fu una scusa per dei giovani chiassosi a creare scompiglio non è chiaro. Indipendentemente da ciò, il risultato dei tafferugli che seguirono fu estremamente sgradevole per l’anziana padrona di Tom. L’Edinburgh Evening News riferisce: “La bara fu poi distrutta, e il corpo del gatto fu tolto, e alla fine il frastuono divenne così grande che si è reso necessario l’intervento della polizia, chiamata per proteggere il becchino e la vecchia signora. Quest’ultima è riuscita a rientrare in possesso del cadavere di Tom, e con l’assistenza degli agenti Johnston e Smith si è rifugiata in una casa nel quartiere, dove è rimasta per qualche tempo. In Abercromby Street, dove risiede, un certo numero di poliziotti è stato mantenuto in servizio fino a tarda ora, al fine di proteggerla dalla violenza della folla.”
Forse la causa principale della rabbia risiedeva nel fatto che la proprietaria di Tom voleva seppellire un gatto in un camposanto destinato agli uomini.

In molti cimiteri, che sono terra consacrata, non fu permessa la sepoltura di animali domestici, e di conseguenza si approntarono dei cimiteri per animali.

Uno dei più noti fu l’Hyde Park Dog Cemetery, inaugurato nel 1881. Come indica il nome, si trattava di un luogo di sepoltura per i cani, tuttavia vi furono seppelliti anche tre piccole scimmie, e due gatti.

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Altri cimiteri per animali esistevano in tutta l’Inghilterra vittoriana, sia pubblici che privati: quello di Sir Thomas Lennard, in Essex, aveva monumenti risalenti al lontano 1850; il cimitero degli animali del Castello di Edimburgo nacque come luogo di sepoltura per i cani degli ufficiali e le mascotte del Royal Regiment of Scotland; lo scrittore Thomas Hardy aveva un cimitero per animali nella sua casa di Max Gate, nel Dorchester, dove tutte le tombe avevano una lapide, una delle quali incisa personalmente dal famoso romanziere.

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da Vaniglia Magazine

 

Vicla Sgaravatti
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