I MIEI QUARANT’ANNI DI VETERINARIO

Oggi sono 40 anni che ho conseguito la Laurea in Medicina Veterinaria e ripenso al lungo percorso che mi ha portato a scegliere quegli studi, al raggiungimento di quel titolo, e all’esercizio della mia professione.

Mi sono sempre piaciuti tutti gli animali, e da bambina credevo che l’unico modo per essere a contatto con loro fosse sposare un agricoltore e vivere in una fattoria, come ebbi modo di scrivere nel tema di licenza elementare!

Fu soltanto durante le scuole medie, in seguito a una disavventura avvenuta in montagna al mio coniglio (non coniglietto), che seppi esistere anche il “dottore degli animali”, il Medico Veterinario. Mi si apriva una nuova prospettiva di vita: ecco come avrei potuto stare a stretto contatto con gli animali, lavorando con loro.

Alla fine della terza media, contro il parere di mia madre che mi indirizzava verso le scuole Magistrali (avrei conseguito un diploma e avuto la possibilità di insegnare subito, senza necessità di andare all’Università, lavoro “molto appropriato” per una donna, che lasciava molto tempo libero per accudire casa e famiglia) volli a tutti i costi fare il Liceo Scientifico, perché a quei tempi si poteva accedere alla Facoltà di Medicina Veterinaria solo dal Liceo Classico o Scientifico.

Quando poi, cinque anni dopo, mi iscrissi alla Facoltà di Medicina Veterinaria, le regole erano cambiate. Il corso di Laurea era diventato l’anno prima di cinque anni con oltre cinquanta esami, e chiunque avrebbe potuto frequentarlo, era sufficiente aver fatto le scuole superiori di cinque anni, e per quei corsi che duravano solo quattro anni bastava fare un anno integrativo per poter accedere all’Università

Fu così che mi trovai con compagni provenienti dalle più svariate scuole: oltre ai Licei Classico e Scientifico, arrivavano anche dall’Artistico e dal Linguistico, dai Ragionieri, dai Geometri, dalle Magistrali, e dai più svariati Periti… Eravamo un gruppo molto eterogeneo, duecento matricole con solo venti ragazze, accomunati dall’interesse, o passione, per gli animali.

Frequentare tutti quei corsi e sostenere così tanti esami fu piuttosto impegnativo, e molti si arresero lungo il cammino. Io ero molto emotiva e questo rese le cose ancora più difficili, ma ero molto motivata e mai pensai di cambiare percorso, di ritirarmi.

Vedevo davanti a me tre diverse prospettive: diventare Medico Veterinario Condotto (come James Herriot, il famoso Medico Veterinario britannico, di cui proprio a metà degli anni settanta uscivano i libri che raccontavano le sue esperienze e che io leggevo avidamente); oppure fare ricerche in psicologia, etologia, comportamento animale, oppure andare a lavorare in qualche parco in Africa, con gli animali selvatici: elefanti, leoni, giraffe, zebre, e chi più ne ha più ne metta…

Erano altri tempi, per le ricerche di psicologia avrei dovuto trasferirmi in URSS o in USA, e questo veniva vissuto molto male in famiglia, e anche il sogno africano fu osteggiato fortemente. E il Medico Veterinario Condotto stava cambiando, non esistendo più una singola figura ma varie, diversificate nelle mansioni da svolgere (oltre al fatto che una donna veterinario allora non era vista di buon occhio in campagna).

Quello che non avevo mai considerato era di lavorare con i “piccoli animali” di città…credevo avessero tutti proprietari snob, con cui non mi sarei trovata bene…

Erano altri tempi, ripeto, e subito dopo la laurea ricevetti ben tre proposte di lavoro: un’industria farmaceutica, una alimentare, una mangimistica. Ma io rifiutai, con grande sconforto di mia madre, perché volevo lavorare con gli animali. Non mi interessava la sicurezza del posto di lavoro fisso, ma volevo esercitare la libera professione…non importava se dovevo rinunciare alla tredicesima, alle ferie pagate, alle malattie pagate, a una buona pensione…

Nel frattempo avevo iniziato un tirocinio pratico presso un collega che lavorava in via Rembrandt, il dottor Giuseppe Canello. Dopo la Laurea divenni la sua Assistente, e in seguito iniziai a lavorare in autonomia. In contemporanea, lavoravo anche a Sesto San Giovanni, ma un po’ dopo la nascita dei miei figli decisi di mantenere solo l’attività di Milano, e tenermi del tempo per crescerli io, e in seguito tempo anche per occuparmi di mia madre.

Ebbi anch’io vari Assistenti, giovani studenti con tanta voglia di fare esperienza e verificare le nozioni teoriche apprese. E come ben sapete, ebbi anche un Assistente gatto, il mitico Más, e l’attuale , l’altrettanto mitico Silmaril, Sil per gli amici.

Ho iniziato in via Rembrandt, e finirò sempre qui.

Sono grata di aver potuto realizzare le mie aspirazioni, e dopo i primi anni in cui tornavo a casa sempre graffiata da qualche gatto, o avvilita perché i miei pazienti mi temevano, sono riuscita a modificare il mio approccio…non più lotte e graffi ma gatti sereni, e soprattutto cani contenti o almeno non troppo impauriti.

I proprietari sono cambiati, come è cambiata l’attenzione alla salute e al benessere degli animali, e l’occuparmi dei nostri amici pelosi a quattro zampe che non era stata una mia prima scelta si è dimostrata essere invece un’ottima scelta che mi ha dato, e continua a dare, grandi soddisfazioni, che mi fa sempre provare entusiasmo per il mio lavoro, e che mi appassiona sempre più.

 

Vicla Sgaravatti
Medico Veterinario
via Rembrandt 38- Milano
02 4009 1350
martedì e giovedì 15-19
sabato 9,30-12,30
Altri orari per appuntamento.
Categorie: RicorrenzeVarie

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