ANIMALI DA COMPAGNIA FUORI DAL REDDITOMETRO!

Il possesso di animali da compagnia non può essere un indice di capacità contributiva.

La Cassazione l’ha già detto. L’ANMVI chiede che la revisione del redditometro, prevista dal Decreto Dignità, faccia definitivamente uscire le spese per gli animali da compagnia dalla ricostruzione induttiva del reddito.

L’articolo 10 del Decreto Dignità ha congelato il redditometro, lo strumento con il quale il Fisco accerta la capacità contributiva dei cittadini. In vista dell’emanazione di un nuovo provvedimento, l’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani (ANMVI) chiede al Vicepremier e al Ministro delle Finanze di togliere le spese per gli animali da compagnia, cavalli compresi, fra quelle che denotano ricchezza.

Il possesso di un cane o di un gatto non è certo paragonabile a quello di uno yacht o di una fuoriserie.

Eppure, il Fisco ha catalogato queste spese alla stregua di hobby di lusso. Inoltre, l’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani prospetta il rischio di disincentivare il possesso responsabile, a partire dalla microchippatura dell’animale, come già accaduto in passato.

L’ANMVI ricorda che la Corte di Cassazione sentenza del 23 luglio 2015) ha dato ragione al possessore di una cavalla d’affezione, finito nel mirino del redditometro. La Commissione Tributaria presumeva, sbagliando in pieno, che per il solo fatto di possederla fosse economicamente in grado di sostenere spese elevate per il suo mantenimento: la Suprema Corte ha sentenziato che i cavalli detenuti senza finalità lucrativa- per affezione, compagnia e passeggiata- non possono essere considerati un indice di capacità contributiva.

Il nuovo provvedimento -previsto dal Decreto Dignità -sia dunque l’occasione per sgombrare il campo da ogni equivoco, facendo definitivamente uscire le spese sostenute per il possesso di animali da compagnia dalla ricostruzione induttiva del reddito complessivo.

(Comunicato stampa ANMVI)


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