28 AGOSTO 1963 “I HAVE A DREAM”

Nel 1963, a Birmingham, in Alabama, Martin Luther King guidò dimostrazioni di massa pacifiche che furono contrastate dalla polizia dei bianchi con cani ed idranti, creando una polemica che finì sui titoli in prima pagina dei giornali in tutto il mondo.

Quest’immagine si riferisce ai disordini di Birmingham, in Alabama: mentre i manifestanti scendevano in strada per i diritti civili, un ufficiale di polizia sguinzagliò un cane contro un uomo disarmato. Questa fotografia è una prova della crudeltà messa in atto. Andy Warhol scelse con cura l’immagine e la trasformò in una stampa per rendere quell’evidenza permanente, indelebile e indimenticabile.

 

La foto di copertina è di B. Moreland e si riferisce a quando Martin Luther King fu arrestato in Florida. Nell’auto della polizia gli misero di fianco un cane pastore tedesco, con l’intenzione di intimidirlo, ma successe il contrario e divennero amici!

Le successive dimostrazioni di massa di molte comunità culminarono in una marcia che raccolse oltre 250.000 dimostranti in protesta a Washington, DC, dove King pronunciò il suo famoso discorso “Ho un sogno”, nel quale concepiva un mondo in cui i popoli non fossero più divisi in base alla razza.

Ecco qui riportata a parte finale:

…..E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho un sogno. È un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali.

Io ho un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.

Io ho un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia.

Io ho un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho un sogno, oggi!.

Io ho un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. È questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud.

Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza.

Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi. Quello sarà il giorno in cui tutti i figli di Dio sapranno cantare con significati nuovi: paese mio, di te, dolce terra di libertà, di te io canto; terra dove morirono i miei padri, terra orgoglio del pellegrino, da ogni pendice di montagna risuoni la libertà; e se l’America vuole essere una grande nazione possa questo accadere.

Risuoni quindi la libertà dalle poderose montagne dello stato di New York. Risuoni la libertà negli alti Allegheny della Pennsylvania.

Risuoni la libertà dalle Montagne Rocciose del Colorado, imbiancate di neve. Risuoni la libertà dai dolci pendii della California.

Ma non soltanto. Risuoni la libertà dalla Stone Mountain della Georgia. Risuoni la libertà dalla Lookout Mountain del Tennessee.

Risuoni la libertà da ogni monte e monticello del Mississippi. Da ogni pendice risuoni la libertà.

E quando lasciamo risuonare la libertà, quando le permettiamo di risuonare da ogni villaggio e da ogni borgo, da ogni stato e da ogni città, acceleriamo anche quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, cattolici e protestanti, sapranno unire le mani e cantare con le parole del vecchio spiritual: “Liberi finalmente, liberi finalmente; grazie Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente”.

 

Sono passati molti anni da allora, ma il razzismo è ancora una realtà dura a morire…

 

Vicla Sgaravatti
Medico Veterinario
via Rembrandt 38- Milano
02 4009 1350
martedì e giovedì 15-19
sabato 9,30-12,30
Altri orari per appuntamento.
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